Jan 16 2013

Ti prendono in giro con innata disinvoltura

Son qui impegnato a riempire di piatti sporchi la lavastoviglie, in lontananza la televisione accesa sul TG5. Penso piu ai piatti da sistemare che non a quello che sta dicendo la Cesara quando una notizia fa scattare un interrupt nella mia testa. Credo di aver capito che stia parlando di tariffe Telecom, ma non ho capito il contesto esatto. Mi congedo temporaneamente dalle sudicie stoviglie, telecomando, torna indietro di trenta secondi e fammi capire cosa ha detto.

Telecom Italia annuncia tariffe semplificate per i telefoni fissi. Bon, ok. Ma perche’ il TG5 sta facendo indirettamente pubblicita’ ad una operazione commerciale di Telecom Italia e non annuncia allo stesso modo le nuove tariffe di Tiscali, Infostrada, Vodafone, TeleCippa, StruzzoPhone, etc? E gia’ qui mi piacerebbe avere una risposta che mai arrivera, ma tant’e’…

La notizia: tariffe semplificate, 5 centesimi al minuto sia verso i telefoni fissi che i telefoni cellulari. Tutto piu semplice, tutto piu’ facile. La Cesara poi conclude ricordando che prima le chiamate verso i mobili erano ben 9.9 centesimi al minuto e quelle verso i fissi 1.9.

No, come? Capisco la semplificazione delle tariffe, capisco pure che chiamare un cellulare costera’ meno, ma ci sarebbe anche quel piccolo dettaglio, fatto passare in tutta tranquillita’, dove una chiamata fisso verso fisso aumenta del 263%. No, sono piu di due volte e mezza il costo precedente, non esattamente una cosa trascurabile.

Vabbe’, diranno i miei venticinque lettori, ma in fondo, chi usa piu’ il telefono fisso? Per di piu’ per chiamare un altro fisso, roba dell’altro mondo!

Gia’, prova un po’ a pensare chi lo usa, io ci ho provato e a me vengono in mente il nonnino e la nonnina, gli anziani che non ne sanno nulla di cellulari e per loro il telefono e’ quello attaccato al muro nel corridoio. Quelli che con una pensione risicata ci devono pure mangiare. E poi ci sono quelli che magari non sono nonni, ma devono comunque stare superristretti e magari non hanno i soldi per un cellulare, hanno il telefono fisso in casa che gli basta e gli avanza per le necessita’ spiccie. Queste le mie considerazioni personali. Per restare scentifici, ecco numeri reali da una recente indagine sull’uso dei telefoni fissi inItalia appena scovata sulla rete: Il 69% delle famiglie italiane possiede un telefono fisso e il 49.8% ne fa un uso quotidiano. Alla domanda “perche’ usa il telefono fisso e non il cellulare”  la risposta prevalente e’ stata:” il costo decisamente inferiore delle tariffe fisso verso fisso, che consentono di effettuare lunghe telefonate a costi decisamente irrisori rispetto alle tariffe applicate dai cellulari”. Hmmmm. La telefonata media e’ di 14.3 minuti sul Fisso contro i 7.2 minuti del cellulare con punte di 17 minuti nel segmento teenager e 16 minuti nel segmento donne. Per quantificare, 14 minuti prima totalizzavano 26 centesimi e rotti, ora 70. Yeah. Principali utilizzatori del telefono fisso sono donne e over 65. Appunto.

Sorpresa! Da domani +263%!

Vergogna.

E lo fanno passare pure come un favore che stanno facendo alla comunita’, con una faccia da culo che ha dell’incredibile.


Oct 10 2011

Innovazioni italiche

Mi trovo a dover comunicare per una questione stupida con la Banca d’Italia. Per poter avere l’onore di sottomettere la mia domanda ed esercitare un mio diritto sono costretto a recarmi presso uno dei loro uffici, ma, risiedendo all’estero, la cosa risulta quantomeno scomoda. Chiedo lumi e, attenzione attenzione, la Banca d’Italia mi fa sapere che possiamo sostenere tutta la nostra conversazione anche via Posta Elettronica Certificata. La PEC, una delle ultime invenzioni italiche che non si sa a che cosa serva esattamente se non a buttare soldi del contribuente a consulenti vari, alle solite Poste, che sarebbero gia’ da parecchio una azienda privata ma sembrano sempre essere un ministero della repubblica, cosi’ come Telecom Italia, e chissà a quanti altri.

Vabbe’, mi da un po fastidio la puzza ma e’ sempre meglio che muovermi fisicamente da un continente all’altro. Mi informo, chiedo al fido Google che mi manda sul sito fattapposta dal governo italiano. Essendo appunto un italiano all’estero, immagino ci possa essere qualche problema a farsi assegnare una stupida mailbox PEC, ma, leggendo la documentazione sul sito, pare proprio che io mi stia sbagliando.

Dice chiaramente: “Il servizio è offerto a titolo gratuito e si rivolge a tutti i cittadini italiani maggiorenni (anche se residenti all’estero)”. Ottimo, lo facciamo subito.

Clicco al posto giusto e riempio l’interminabile form. Gia’ inserendo i dati mi rendo conto che, tanto per cambiare, e’ fatto col culo. Se mi hai gia’ chiesto il codice fiscale, perche’ mi chiedi dove sono nato, quando e il sesso? Gia’ lo sai, no? Ma vabbe, non posso pretendere. Finisco e passo alla form successiva, dove mi chiede dove abito. Se risiedi in Italia, ti propone un incasinata sequenza di dropdown dove andare a fare drill-down partendo dalla provincia per arrivare fino al comune, ovviamente dopo aver gia’ chiesto il CAP. Ma se ti ho gia’ dato il CAP sai gia’ tutto, no? No. Non e’ comunque il mio caso, perche’ abitando all’estero, clicco su “Estero” e specifico “USA”. Magia! I dropdown obbligatori non sono piu’ obbligatori, e posso comodamente inserire in fondo il mio indirizzo, il numero civico e… e basta! Non c’e’ il campo per la citta’, perche’ davano per scontato che tu l’avessi inserita nello step precedente, quello che si e’ annullato indicando che sto all’estero.

Vabbe’, che mi frega se non sai dove abito, la prossima volta ti fai piu’ furbo. Se proprio hai bisogno chiedi al’AIRE, loro lo sanno.

Ottimo, tutto compilato. Ora scegli una password. Regole: da 8 a 16 caratteri, almeno una maiuscola, almeno una minuscola, almeno un numero, lo stesso carattere non puo’ essere ripetuto piu’ di tre volte. Va che bravi, una volta ogni tanto fanno le cose fatte bene. Penso ad una password, la scrivo, verifico mentalmente che ci sia la minuscola, la maiuscola, il numero, che sia lunga giusta. C’e’ tutto. Bene. Invio.

Stop. La password non puo’ essere accettata. Segui le indicazioni.

Ma come? Le ho seguite alla lettera… Vabbe’, riproviamo. Altra password, verificando che ci sia la maiuscola, la minuscola, il numero, la lunghezza, il tizio, il caio, il sempronio del tempo che sto perdendo per voi. Invio.

Stop. La password non puo’ essere accettata. Segui le indicazioni.

Vadaviaiciap! E’ giusta! Cosa vuoi da me? Quando, all’improvviso, mi viene un lampo di genio: in entrambe le password provate c’era anche un simbolo. Vuiovedereche….

Riprova la password, con una maiuscola, una minuscola, un numero, almeno otto ma non sedici, LEVA QUEL SIMBOLO.

Grazie! I tuoi dati sono stati registrati!

Ti registrerei una bella pedata nel culo, altroche’… Fa niente, andiamo avanti, che ho gia’ perso troppo tempo con voi rimbambiti. Clicco sull’apposito tasto per proseguire e, insieme ad una schermata con il riepilogo delle informazioni, l’indirizzo di posta assegnato e quantaltro, compare anche la seguente, ovvia affermazione:

“Puoi completare la tua registrazione presentandoti in un qualsiasi ufficio postale. La lista degli uffici postali abilitati e’ consultabile dalla nostra home page”

Ma che, siete tutti scemi?

Domanda retorica, la risposta gia’ la conosco…