Innovazioni italiche

Mi trovo a dover comunicare per una questione stupida con la Banca d’Italia. Per poter avere l’onore di sottomettere la mia domanda ed esercitare un mio diritto sono costretto a recarmi presso uno dei loro uffici, ma, risiedendo all’estero, la cosa risulta quantomeno scomoda. Chiedo lumi e, attenzione attenzione, la Banca d’Italia mi fa sapere che possiamo sostenere tutta la nostra conversazione anche via Posta Elettronica Certificata. La PEC, una delle ultime invenzioni italiche che non si sa a che cosa serva esattamente se non a buttare soldi del contribuente a consulenti vari, alle solite Poste, che sarebbero gia’ da parecchio una azienda privata ma sembrano sempre essere un ministero della repubblica, cosi’ come Telecom Italia, e chissà a quanti altri.

Vabbe’, mi da un po fastidio la puzza ma e’ sempre meglio che muovermi fisicamente da un continente all’altro. Mi informo, chiedo al fido Google che mi manda sul sito fattapposta dal governo italiano. Essendo appunto un italiano all’estero, immagino ci possa essere qualche problema a farsi assegnare una stupida mailbox PEC, ma, leggendo la documentazione sul sito, pare proprio che io mi stia sbagliando.

Dice chiaramente: “Il servizio è offerto a titolo gratuito e si rivolge a tutti i cittadini italiani maggiorenni (anche se residenti all’estero)”. Ottimo, lo facciamo subito.

Clicco al posto giusto e riempio l’interminabile form. Gia’ inserendo i dati mi rendo conto che, tanto per cambiare, e’ fatto col culo. Se mi hai gia’ chiesto il codice fiscale, perche’ mi chiedi dove sono nato, quando e il sesso? Gia’ lo sai, no? Ma vabbe, non posso pretendere. Finisco e passo alla form successiva, dove mi chiede dove abito. Se risiedi in Italia, ti propone un incasinata sequenza di dropdown dove andare a fare drill-down partendo dalla provincia per arrivare fino al comune, ovviamente dopo aver gia’ chiesto il CAP. Ma se ti ho gia’ dato il CAP sai gia’ tutto, no? No. Non e’ comunque il mio caso, perche’ abitando all’estero, clicco su “Estero” e specifico “USA”. Magia! I dropdown obbligatori non sono piu’ obbligatori, e posso comodamente inserire in fondo il mio indirizzo, il numero civico e… e basta! Non c’e’ il campo per la citta’, perche’ davano per scontato che tu l’avessi inserita nello step precedente, quello che si e’ annullato indicando che sto all’estero.

Vabbe’, che mi frega se non sai dove abito, la prossima volta ti fai piu’ furbo. Se proprio hai bisogno chiedi al’AIRE, loro lo sanno.

Ottimo, tutto compilato. Ora scegli una password. Regole: da 8 a 16 caratteri, almeno una maiuscola, almeno una minuscola, almeno un numero, lo stesso carattere non puo’ essere ripetuto piu’ di tre volte. Va che bravi, una volta ogni tanto fanno le cose fatte bene. Penso ad una password, la scrivo, verifico mentalmente che ci sia la minuscola, la maiuscola, il numero, che sia lunga giusta. C’e’ tutto. Bene. Invio.

Stop. La password non puo’ essere accettata. Segui le indicazioni.

Ma come? Le ho seguite alla lettera… Vabbe’, riproviamo. Altra password, verificando che ci sia la maiuscola, la minuscola, il numero, la lunghezza, il tizio, il caio, il sempronio del tempo che sto perdendo per voi. Invio.

Stop. La password non puo’ essere accettata. Segui le indicazioni.

Vadaviaiciap! E’ giusta! Cosa vuoi da me? Quando, all’improvviso, mi viene un lampo di genio: in entrambe le password provate c’era anche un simbolo. Vuiovedereche….

Riprova la password, con una maiuscola, una minuscola, un numero, almeno otto ma non sedici, LEVA QUEL SIMBOLO.

Grazie! I tuoi dati sono stati registrati!

Ti registrerei una bella pedata nel culo, altroche’… Fa niente, andiamo avanti, che ho gia’ perso troppo tempo con voi rimbambiti. Clicco sull’apposito tasto per proseguire e, insieme ad una schermata con il riepilogo delle informazioni, l’indirizzo di posta assegnato e quantaltro, compare anche la seguente, ovvia affermazione:

“Puoi completare la tua registrazione presentandoti in un qualsiasi ufficio postale. La lista degli uffici postali abilitati e’ consultabile dalla nostra home page”

Ma che, siete tutti scemi?

Domanda retorica, la risposta gia’ la conosco…