Feb 14 2009

Mi offrono un incarico di responsabilita’

Mi offrono un incarico di responsabilita’” Cosi’ diceva Lorenzo, che ai tempi si faceva chiamare solo Jovanotti, in una delle sue canzoni piu’ profonde. Era il 1997 e l’album si chiamava “L’albero”, ma questo non e’ importante. Ricordo quando ascoltai questa canzone per la prima volta: immediatamente mi fu chiaro il significato del suo testo, quello piu’ intrinseco, quello mascherato dalle metafore. E ricordo anche che per la maggior parte del pubblico era semplicemente un testo ambiguo, uno dei tanti che lui ha scritto. Poche persone sono state in grado di cogliere il significato vero, quello da interpretare. Da allora alcune frasi di quel pezzo sono sempre rimaste nella mia testa, appoggiate in un angolino, tranquille, senza fare rumore, ma presenti. 

Ed oggi piu che mai, in questo giorno particolare, dove la coppia Cuore&Amore e’ dappertutto, quelle parole risuonano nella mia testa, e le voglio lasciare qui, su questo strapazzato luogo virtuale dove lasciare pensieri sotto forma di lettere.

Mi offrono un incarico di responsabilità
mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante
e che il carico è segreto ed importante

Chi riesce a vedermi come comandante di nave? Io faccio ancora fatica ad immaginarmi in quel ruolo, non riesco a vedere e capire bene, pero’ la paga e’ interessante e non vorrei lasciarmela sfuggire. Ed il carico importante? Se e’ importante qualcuno lo deve portare a destinazione… e l’incarico di comandante lo hanno offerto a me… Quindi quello dovrei essere io…

No, oggi non so se riesco a vedere l’immagine di me stesso vestito da comandante, eppure ci vorrei provare, tra me e me so che saprei cavarmela. Certo, potrebbero capitare anche situazioni di mare grosso, con le onde che ti sbattono di qua e di la, pero’ basta saper usare bene il timone, no? Prendere quelle decisioni al momento giusto, timonare verso la calma, ed ecco che ogni onda ti ha insegnato qualcosa, qualcosa da sfruttare al prossimo temporale.

Il pensiero della responsabilità si è fatto grosso
è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto

Eh si, il pensiero e’ grosso, inutile nasconderlo. Tanto grosso. Una volta partito non si puo’ tornare indietro, c’e’ da condurre la nave fino dall’altra parte, ed essere il comandante vuol dire risolvere tutti i casini, sistemare tutto in modo che tutto funzioni al meglio, tenere la rotta il piu’ coerentemente possibile vicino a quella segnata sulla mappa. E tutto questo va fatto tutti i giorni, dal primo fino a chissa’ quanto. E’ decisamente come saltare al di la di un fosso, in un terreno che non sai se e’ secco o fangoso, fermo o molliccio. L’unica cosa che sai e’ che non puoi tornare indietro, c’e’ solo una via, ed e’ di la’, verso il futuro. Ma… Mi tocchera’ diventare grande? Mi tocchera’ diventare adulto per davvero per indossare la divisa da comandante? Forse un po si, ma conoscendomi immagino avro’ i miei momenti da comandante adulto, serio e fermo, ed altri che magari si fa fatica a catalogarli nella categoria “adulto”… Vabbe’, dopotutto sono sempre io, e nessuno ha detto che sulla nave non si puo’ ridere, no?

di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura
cosa sarò?
dove mi condurrà la mia natura? 

Paura? Ebbene si, e’ inutile negare. Questo viaggio mette paura. Ti possono dire e raccontare tutto quello che vuoi, ma la paura c’e’ e resta. Dopotutto in quel posto non ci sono mai stato, quantomeno da comandante. C’e’ la nebbia di fronte a me. Cosa saro? Come mi comportero? La mia truppa sara’ felice di avermi come comandante? Li sapro’ condurre come si deve? Sarebbe bello saperlo prima… O forse no? No, forse no. Che viaggio sarebbe se non ci fossero le sorprese, belle e brutte? Sarebbe un viaggio piatto dove non succede nulla e non c’e’ occasione per divertirsi. Invece io mi voglio divertire un sacco in questo viaggio, voglio ridere, voglio essere talmente felice da piangere.

arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione
e adesso è questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione
guardando il cielo un senso di oppressione
ma è la mia età, dove si guarda come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà

Lo voglio fare sto viaggio? Voglio essere il comandante della nave? Voglio davvero partire?

che responsabilità si hanno
nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto
e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare

Gia’… responsabilita’ qui e’ decisamente la parola chiave… e la metafora della partita a scacchi la trovo assolutamente appropriata.

mi offrono un incarico di responsabilità
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire
getterò i bagagli in mare
studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte
quando si parte
e quando passerà il monsone dirò
levate l’ancora
diritta
avanti tutta
questa è la rotta
questa è la direzione
questa è la decisione

Si. Assolutamente si. Sono pronto a partire.
Ho gettato i bagagli a mare.
Abbiamo levato l’ancora.
Dritta. Avanti tutta.

Questa e’ la decisione.

Auguri, Comandante.

 

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Feb 5 2009

La ‘schiscetta’, versione indiana

Ricordo quando ero piccolo mio nonno, che prima di uscire di casa per andare a lavorare, prendeva la sua schiscetta di metallo, con dentro il pranzo preparato dalla nonna la sera prima. Per chi non sapesse cos’e’ la schiscetta, beh, e’ difficile spiegarlo… E’, o meglio era, visto che non pensavo ci fosse ancora qualcuno in giro che la usasse, un contenitore metallico, normalmente separato in due comparti distinti, che gli uomini lavoratori portavano con se a lavoro, contenente il pranzo per la giornata preparato dalla devota moglie, pasta o riso nel primo comparto, bistecchina nel secondo. La schiscetta aveva un sistema di chiusura ermetico simile a quello delle pentole a pressione, in modo che non si mischiassero le due portate e che i sughi non si disperdessero all’esterno.

L’altro giorno vagavo verso la zona cucina qui in ufficio e, appoggiata sul microonde cosa ti vedo? Una schiscetta, versione indiana!

La schiscetta indiana

La forma e’ un po’ diversa, la chiusura ermetica e’ diversa, ma quello e’… E addirittura qui siamo a tre portate!


Feb 3 2009

La 600 multipla

Tempo fa parlai di cose strane che si vedono andando in giro per la Silicon Valley, e fra le varie cose, dedicai un post ad una bellissima Fiat 600 multipla bianca e rossa trovata in un parcheggio. Bene, l’ho ritrovata, in un altro parcheggio, ed ho potuto ammirare uno stupendo dettaglio che mi era sfuggito la prima volta.

Avete presente il piccolo posacenere in mezzo al cruscotto?

E’ diventato un dock per l’iPod :)

Il posacenere come iPod dock

Il ‘vecchio’ e il ‘nuovo’ fianco a fianco (la 600 multipla e la mia Infiniti:

Il vecchio e il nuovo