Sep 18 2013

Sir “Filippo” Lucky Trudy

“Sir”, perché come gatto eri davvero un signor gatto, con la tua eleganza felina, con i tuoi colori precisi, il tuo essere ruffiano al punto giusto. “Lucky Trudi” perché con quel nome sei nato, anche se per noi eri solo Filippo, anzi, Pippo. Ti abbiamo sempre chiamato così perché se fossi stato un umano quello sarebbe stato il nome giusto per te. Otto anni compiuti da un paio di settimane, e noi, come tutte le volte, ce ne siamo ricordati solo in ritardo. Cosa ti posso dire ora, caro Pippo? Tanti pensieri si rincorrono per la mia testa oggi. Nonostante anni insieme pieni di momenti belli passati insieme, dove ci coccolavi, ci rallegravi la giornata, ci facevi preoccupare, in questo momento riesco solo a ricordare tutte le volte che ti ho fatto aspettare alla porta, quando volevi entrare ed io arrivavo ad aprirti solo dopo un tot perché ero impegnato a fare qualche stupida altra cosa. Tutte le volte che mi camminavi sulla tastiera per attirare la mia attenzione, semplicemente perché volevi mangiare ancora un po, e io stupidamente ti spostavo dicendoti ‘Dai, aspetta, poi ti do la pappa’, a volte anche infastidito dalla tua insistenza. Oggi riesco a ricordare solo momenti per i quali ti devo chiedere scusa. Scusami Pippo, noi umani, noi ‘razza superiore’ a volte ci dimentichiamo delle piccole cose, le piccole cose che per te erano un grande mondo: una coccola, una carezza, mezzo piattino di pappa in più. Noi umani siamo così stupidi che ci rendiamo conto di queste cose solo quando e’ troppo tardi, troppo tardi ormai per un ultima carezza, un ultimo grattino sotto al mento, troppo tardi per sentirti fare le fusa un ultima volta. Non ne posso avere la certezza, ma sono convinto che, nonostante le tante volte che abbiamo messo qualche altra priorità prima di te, tu sapevi che ti volevamo bene. Vorrei tanto che fossi qui con noi stasera, in questa stanza buia, a vedere tutte le nostre lacrime che non riusciamo a tenere a freno. Se tu fossi qui, avrei la certezza che lo capiresti. Purtroppo non e’ così. Ciao Pippo, ci mancherai un casino, scusa di tutto e grazie per tutto quello che hai saputo regalarci.

 

Pippo


Mar 29 2013

Jannacci

Ho letto qualche minuto fa della scomparsa di Enzo Jannacci.

Non sono mai stato un suo “fan”, seppure conosca il suo passato e le sue opere, pero’ questa notizia mi ha colpito un po’ più rispetto ad una ipotetica notizia della morte di un ipotetico diverso personaggio della scena dello spettacolo italiana.

Appena ho letto, non ho potuto di fare a meno di ricordare mio padre. Lui, quando ero piccolo, mi raccontava spesso di questo Enzo Jannacci, tirando fuori tutti i 45 giri dal cassetto vicino al giradischi per mostrarmeli. Mi raccontava sempre come fosse la prima volta che lui conosceva bene Enzo, perché’ da bambini era un suo vicino di casa. E, come tutti gli adolescenti degli anni ’40-’50, si trovavano sul marciapiede della strada di casa, in una Milano che immagino non avesse troppe automobili per le strade, per giocare, come tutti i bambini nei pomeriggi dopo la scuola. Ricordo i racconti del gioco preferito di loro a quell’eta’, la “lippa”. Consisteva nel prendere un pezzo di manico di scopa, tagliarne un pezzetto e lavorare le estremità in modo che formassero due punte. Si poggiava questo pezzo di legno per terra (la lippa, appunto) e con il resto del manico, più lungo, si colpiva l’estremità della lippa, in modo da farla alzare da terra per poi colpirla in aria e farla schizzare via velocissima, cercando di essere quello che la riusciva a far andare più distante di tutti. E ricordo pure i racconti di quante lippe prese per sbaglio addosso o in faccia, con immaginabili conseguenze.

Mi padre non lo aveva mai più incontrato da quei tempi, da quando era solo un ragazzino con le braghe corte che giocava con lui in strada, ma continuava a parlarne come se fosse un grande amico visto per l’ultima volta al bar dieci minuti prima.

Ecco come si passa da una riga su twitter ad un mare di ricordi.

Enzo Jannacci, 1957
© 2013 Greguoli Venini Photographers, che spero non se la prendano a male se ho pubblicato qui questa loro foto.


Mar 10 2013

Cinquecento? Figo!

Questo deve essere quello che ha pensato la signorina sull’auto quando ha deciso di comprarsela

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Jan 16 2013

Ti prendono in giro con innata disinvoltura

Son qui impegnato a riempire di piatti sporchi la lavastoviglie, in lontananza la televisione accesa sul TG5. Penso piu ai piatti da sistemare che non a quello che sta dicendo la Cesara quando una notizia fa scattare un interrupt nella mia testa. Credo di aver capito che stia parlando di tariffe Telecom, ma non ho capito il contesto esatto. Mi congedo temporaneamente dalle sudicie stoviglie, telecomando, torna indietro di trenta secondi e fammi capire cosa ha detto.

Telecom Italia annuncia tariffe semplificate per i telefoni fissi. Bon, ok. Ma perche’ il TG5 sta facendo indirettamente pubblicita’ ad una operazione commerciale di Telecom Italia e non annuncia allo stesso modo le nuove tariffe di Tiscali, Infostrada, Vodafone, TeleCippa, StruzzoPhone, etc? E gia’ qui mi piacerebbe avere una risposta che mai arrivera, ma tant’e'…

La notizia: tariffe semplificate, 5 centesimi al minuto sia verso i telefoni fissi che i telefoni cellulari. Tutto piu semplice, tutto piu’ facile. La Cesara poi conclude ricordando che prima le chiamate verso i mobili erano ben 9.9 centesimi al minuto e quelle verso i fissi 1.9.

No, come? Capisco la semplificazione delle tariffe, capisco pure che chiamare un cellulare costera’ meno, ma ci sarebbe anche quel piccolo dettaglio, fatto passare in tutta tranquillita’, dove una chiamata fisso verso fisso aumenta del 263%. No, sono piu di due volte e mezza il costo precedente, non esattamente una cosa trascurabile.

Vabbe’, diranno i miei venticinque lettori, ma in fondo, chi usa piu’ il telefono fisso? Per di piu’ per chiamare un altro fisso, roba dell’altro mondo!

Gia’, prova un po’ a pensare chi lo usa, io ci ho provato e a me vengono in mente il nonnino e la nonnina, gli anziani che non ne sanno nulla di cellulari e per loro il telefono e’ quello attaccato al muro nel corridoio. Quelli che con una pensione risicata ci devono pure mangiare. E poi ci sono quelli che magari non sono nonni, ma devono comunque stare superristretti e magari non hanno i soldi per un cellulare, hanno il telefono fisso in casa che gli basta e gli avanza per le necessita’ spiccie. Queste le mie considerazioni personali. Per restare scentifici, ecco numeri reali da una recente indagine sull’uso dei telefoni fissi inItalia appena scovata sulla rete: Il 69% delle famiglie italiane possiede un telefono fisso e il 49.8% ne fa un uso quotidiano. Alla domanda “perche’ usa il telefono fisso e non il cellulare”  la risposta prevalente e’ stata:” il costo decisamente inferiore delle tariffe fisso verso fisso, che consentono di effettuare lunghe telefonate a costi decisamente irrisori rispetto alle tariffe applicate dai cellulari”. Hmmmm. La telefonata media e’ di 14.3 minuti sul Fisso contro i 7.2 minuti del cellulare con punte di 17 minuti nel segmento teenager e 16 minuti nel segmento donne. Per quantificare, 14 minuti prima totalizzavano 26 centesimi e rotti, ora 70. Yeah. Principali utilizzatori del telefono fisso sono donne e over 65. Appunto.

Sorpresa! Da domani +263%!

Vergogna.

E lo fanno passare pure come un favore che stanno facendo alla comunita’, con una faccia da culo che ha dell’incredibile.


Nov 16 2012

Generazione senza foto

Tutti quelli che come me hanno già scavalcato i quaranta, o sono comunque sulla giusta strada, avranno da qualche parte a casa, o a casa di qualche genitore, le loro foto di quando erano piccoli. C’era sempre un papa’, uno zio, un amico di famiglia che partecipava ad un sacco di feste, vacanze, pranzi e cene ed aveva con se la macchina fotografica. Ai tempi quelle macchine impressionavano una pellicola, che andava portata da un fotografo e sviluppata. Dalla pellicola sviluppata si potevano poi ottenere delle stampe, che il caro fotografo metteva in un piccolo raccoglitore fatto di bustine trasparenti della giusta misura. Quei raccoglitori di foto sono quelli che sono tuttora custoditi in qualche cassetto, pronti per essere presi, spolverati e consultati, con i consueti commenti: “Uhh, ti ricordi la festa della zia Peppina? Ma quanto eri piccolo/grasso/brutto/bello/capellone! E guarda questa! Qui eri a casa dei nonni, quanto ti piaceva stare su quella poltrona a giocare con quel gioco…”.

Fast forward ad una decina di anni fa: la tecnologia avanza rapidamente, tutti quanti hanno un pc, un lettore mp3 portatile, un telefono che fa le foto. Opps, ecco cancellata la necessita’ di quello zio che veniva sempre con la macchina fotografica a tracolla… Grazie alla tecnologia ora le foto le possono fare mamma e papa, usando il loro telefono, grandioso! E un altro grande vantaggio e’ che e’ pure economico, non serve il fotografo che sviluppi nulla, possiamo guardare le foto direttamente, non solo sul display del telefono ma anche su quello del pc o addirittura del televisore grande che abbiamo in salotto.

E i cassetti sono ora vuoti. L’attuale generazione di bambini non avrà i cassetti pieni di foto polverose, le foto saranno altrove, bit archiviati su qualche tipo di supporto.

Archiviati? Davvero?

Sento sempre più spesso, talvolta anche in prima persona, racconti di genitori in lacrime per aver perso tutte le foto dei loro figli, dal giorno in cui sono nati fino a ieri: “Le avevo tutte sul telefonino, e’ crashato ed ora non c’e’ più niente!” “Le tenevo tutte sul pc, ma l’hard disk e’ morto e mi hanno detto che non c’e’ più niente da fare per recuperare i dati” “Le mettevo tutte su un hard disk esterno, ma facendo le pulizie mi e’ cascato per terra ed ora non va più”.

Ecco creata la generazione senza foto.

Quando qualche genitore disperato si rivolge a me per sapere cosa fare, a differenza delle prime volte, dove cercavo di essere comprensivo, si porta a casa una serie di improperi, tutti belli in fila. Ok, poi magari cerco di aiutarlo comunque, ma la ramanzina se la piglia, per bene e sonora al punto giusto. Pensa ai tuoi figli, al danno che gli hai procurato. Ora che hanno un decennio di vita o anche meno non conoscono il valore di quelle immagini che tu, genitore incauto, non sei stato capace di custodire in modo appropriato, dando loro il giusto valore. Pensa a quando di anni ne avranno venti, trenta, quaranta. Quando non sapranno nulla di loro stessi se non quello che gli puoi raccontare tu a voce, quel poco che ti ricordi, magari pure sbagliando, perché’ invecchiando la memoria fa brutti scherzi. Non potranno vedere come erano fatti, come vestivano, i posti dove li hai portati in vacanza, quella viaggio in quel paese bellissimo… Niente. Perché? Perché papa’ e mamma non hanno mai fatto uno straccio di backup!

Due le soluzioni che vi consiglio di seguire, scegliete voi la più opportuna. Uno: tornate alla pellicola. Vintage, costosa, ma vi da qualcosa da custodire in un cassetto, carta e chimica tangibili, che si possono toccare, che restano li pronte da vedere in qualsiasi momento. Due: restate pure con il digitale, ma fate i backup. Fate i backup. Pensate ad una versione di voi stessi che non ha mai visto una propria foto in cui appare più giovane di 15/20 anni. A me fa male solo a pensarci, spero che ne faccia anche a voi e che questo male vi dia da pensare.

 


Sep 11 2012

Piccole stupide soddisfazioni personali

…che ti fanno sorridere ad inizio giornata.

Quantomeno fa piacere sapere che si ricordano ancora di me…

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Sep 10 2012

Fragilita’

Pensate a quanto una vita, una qualsiasi vita, possa essere fragile ed inconsciamente interconnessa a miliardi di fattori incontrollabili:


Aug 27 2012

Fermate il mondo, voglio scendere

Police bum bum

 

Magistrato dalle chiavi facili

 

Per una Fiesta

 

Ma che e’?


Aug 19 2012

Ho incontrato la Mimì

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Aug 6 2012

Olimpiadi, primo caso di doping

Il judoka statunitense Nicholas Delpopolo è stato escluso dopo essere risultato positivo da un metabolita della cannabis in seguito a un controllo dello scorso 30 luglio. L’atleta ha chiesto scusa alla squadra Usa e si è poi giustificato: “La mia positività è dovuta al fatto che ho inavvertitamente mangiato un cibo che non sapevo essere stato cucinato con la marijuana prima che io partissi per Londra”.

Babbo Natale a che ora passa?

 


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